Ramaḍān 2020 per 1,8 miliardi di musulmani nel mondo: Ramaḍān Mubarak

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Muslim man prayer

“Io voglio essere la prima persona a chiederti scusa prima dell’arrivo del Ramadan. Scusa per il danno che ti ho causato, scusa se ti ho già fatto qualcosa un giorno senza saperlo. Mi dispiace per tutto quello che hai sentito su di me e che ti ha scioccato. Sappi, che sono solo un essere umano imperfetto e solo il creatore è perfetto.”

E’ iniziato così il Ramadam per Issa, giovane musulmano proveniente dal Ciad, richiedente asilo politico e da tre anni ospite del centro Astalli di Palermo. Un messaggio scritto sul gruppo WhatsApp dei suoi compagni dell’istituto IPSSEOA Pietro Piazza di Palermo, che ha commosso professori e studenti. Un messaggio di riconciliazione che Issa ha voluto inviare all’inizio del Ramadam, mese sacro per l’Islām. Un mese in cui si pratica il digiuno (ṣawm) in commemorazione della prima rivelazione (discesa) del Corano a Maometto. “E’ vero, prosegue Issa, che i musulmani vivranno un Ramaḍān diverso, anche per noi c’è l’obbligo di restare a casa e non pregare nei luoghi di culto, non potere stare con i miei amici, a causa di questa grave pandemia e ciò che mi manca di più. Ma è un mese speciale, sacro , ricco di benedizioni e ce la faremo se Allah vorrà. Così recita la sūra al baqara: dal momento del sorgere del sole, fino al calare dello stesso, chiunque da vivo vedrà questo mese, dovrà digiunare nei suoi giorni. Il corano, guida per l’umanità, ha in sé chiare prove della retta guida ed è infallibile mezzo di distinzione fra il bene e il male.

Un Ramaḍān in lockdown, vissuto in solitudine, evitando il contatto con amici e parenti, ma vicini spiritualmente ad Allah e che si concluderà il 23 Maggio con la festa di ʿīd al-fiṭr, una festa nella quale si svolge un lussuoso banchetto con danze e canti che animano la serata che non siamo certi, tuttavia, che potrà aver luogo.

Auguriamo ai nostri fratelli e sorelle musulmane e soprattutto ai tanti giovani che vivono senza le loro famiglie d’origine, nella nostra città trenta giorni di Benedizione (bàraka ) e di Misericordia (rāḥma).

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