Le donne: un dono per la chiesa

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Che la femminilità possa costituire oggi un progetto esaltante per il futuro della Chiesa e sulla necessità che le donne assumano un ruolo più attivo nella vita ecclesiale e sociale della Chiesa, muove i primi passi nel Motu “Proprio Spiritus Domini” voluto da  papa Francesco.

Il Pontefice cambia il Codice di Diritto canonico e ufficializza il ruolo delle figure femminili durante la Messa . Si tratta dei ministeri del Lettorato e dell’Accolitato accessibili da adesso ad entrambi i sessi. Lo fa con il Motu Proprio, Spiritus Domini istituzionalizzando nel diritto canonico ciò che già avviene per prassi. Viene così abrogata la specificazione “di sesso maschile” riferita ai laici e presente nel testo del Codice Civile, fino alla modifica odierna.

Molte donne già da tempo leggono le letture, dispensano la comunione, svolgono il servizio di ministranti cosa significa nello specifico e cosa cambia nella realtà lo abbiamo chiesto a ValeriaTrapani, docente di liturgia presso la Facoltà Teologica di Sicilia, Consultore presso la Congregazione del culto Divino e della Disciplina dei sacramenti. Membro Ordinario della Pontificia Accademia di Teologia e Direttore della commissione di Musica Liturgica.

“Il moto proprio Spiritus Domini rappresenta una novità di rilievo, rispetto a quella che sembrerebbe un prassi consolidata, per due ragioni: in primo luogo perché nel consentire alle donne l’accesso a questi ministeri istituiti ne mette in evidenza il fondamento battesimale ossia l’idea che il loro svolgimento sia basato sul sacerdozio comune di cui ogni battezzato è investito e non sul genere maschile/femminile; in secondo luogo perché le mansioni legate a questi due ministeri non si limitano all’ambito celebrativo ma vanno anche oltre il momento liturgico e quindi non è vero che lo svolgimento di questi ministeri veniva di fatto già svolto dalle donne, se non in modo parziale ed in ogni caso senza che avesse il necessario riconoscimento.

Bisogna infatti ricordare che, come già indicava Ministeriaquaedam nel 1972, il lettore è invitato ad uno studio e una meditazione accurati della scrittura, per istruire quanti si preparano a svolgere il medesimo ministero di proclamazione della Parola (n.5); sono gli annunciatori della Parola e quindi i più idonei a svolgere il compito di catechisti. Gli accoliti non sono soltanto dei ministri straordinari della comunione e il loro servizio non finisce all’altare nella cura dei vasi sacri o della collaborazione liturgica con il diacono, ma insieme a quest’ultimo, in virtù del loro amore verso l’eucaristia, sono chiamati ad amare il Corpo mistico di Cristo e dedicarvisi nella carità, soprattutto nella cura degli ultimi e dei deboli (n.6).

_ Potrebbe essere un passo verso per il diaconato sul quale è al lavoro una commissione di studio?

Risposta:- Su questo nutro delle perplessità, perchè già Ministeriaquaedam, nel 1972, sgancia il ministero del lettorato e accolitato dal ministero ordinato, sottolineandone piuttosto il fondamento battesimale e quindi il carattere laicale. Ritengo che in questo momento si debba intanto guardare a questi ministeri alla lucedell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II che punta al recupero della soggettualità liturgica dell’intera comunità ecclesiale, fatta di uomini e di donne che insieme contribuiscono alla crescitadella comunità ecclesiale.

_ I vescovi tedeschi hanno affermato che adesso è necessario un ruolo paritario nella gerarchia ecclesiale, è uno scenario possibile?

Risposta:- Diciamo che sarebbe uno scenario auspicabile, che renderebbe giustizia di quell’idea, posta alla base della riforma liturgica e della visione ecclesiologica del Concilio, che vuole una Chiesa modellata secondo l’idea della comunione e della condivisione, basata su un principio di uguaglianza che prende forma dalla comune origine del sacerdozio dei fedeli di cui riceviamo dono nel battesimo.

-Possiamo affermare che il ministero del lettorato e dellaccolitato è un tassello verso una prospettiva che riconosce alle donne, più spazio nella Chiesa a partire dalle competenze e dai carismi di ciascuna ?

Risposta: Sicuramente. Il fatto che le donne possano svolgere dei ministeri istituiti costituisce un fatto eccezionale che merita attenzione. L’istituzione del ministero mediante un rito, infatti, implica un mandato stabile che significa il riconoscimento ufficiale di un carisma e richiede la giusta formazione e competenza. Non dobbiamo infatti dimenticare che nessun ministero, che sia istituito o svolto di fatto, si può improvvisare, ma è un servizio alla chiesa che comporta un grande senso di responsabilità e l’acquisizione delle relative competenze.

Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne, a partire dalla ferma convinzione che uomini e donne hanno la medesima dignità, pongono alla chiesa domande profonde che non si possono eludere . (E.G )

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