Disabili al tempo del Covid 19 #iorestoacasa

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L’emergenza Covid 19, lo sappiamo, tocca le categorie più deboli tra cui le persone con disabilità, e se il consiglio dato rimane sempre quello di non uscire da casa, la situazione cambia nel caso di famiglie con bambini o ragazzi con disabilità grave da gestire a casa. Fondamentale è valutare le diverse disabilità che a sua volta portano diverse esigenze che variano in riferimento alla persona.
Il Decreto ministeriale del 11 marzo si rivolge a tutti i cittadini, ma non tutti i cittadini sono uguali, ecco perché è necessario affrontare in maniera dettagliata le eventuali difficoltà che le persone disabili e le loro famiglie si trovano a dovere affrontare.
Le persone sorde che vivono sole o con altri sordi quando vedono le espressioni in televisioni preoccupate, ad esempio del Presidente del Consiglio Conte, non sanno cosa sta dicendo e si preoccupano. Apprendono soltanto il giorno dopo, che non possono uscire da casa dall’Ente Nazionale Sordi che fa un bollettino in LIS.
Le famiglie con bambini in età scolastica si domandano se durante la sospensione del servizio scolastico viene garantita l’assistenza domiciliare agli alunni con disabilità. Ancora, se in caso di chiusura dei centri diurni per disabili, sono garantite le prestazioni sanitarie fondamentali a domicilio. Domande che in questi giorni sono state esposte all’amministrazione comunale.
Di fatto l’ASP da ieri ha sospeso i servizi di assistenza domiciliare, non era prudente che i terapisti si recavano ad effettuare le terapie domiciliari a casa delle persone con disabilità senza gli strumenti necessari. Il distanziamento sociale per prevenire il contagio non sempre può essere messo in atto durante la terapia riabilitativa, per questo molte famiglie si sono trovate costrette già da alcuni giorni, a dovere sospendere l’assistenza domiciliare. Parla Margherita Bravo, mamma di Gabriele affetto da paresi cerebrale infantile “Da giorni, afferma, sono in quarantena a casa per assistere Gabriele, sopratutto per evitare di compromettere ulteriormente la sua fragile salute”.
Margherita, ci racconta che queste misure restrittive poco cambiano il suo quotidiano, perché lei il sacrificio dell’#iorestoacasa lo vive spesso h24 per assistere il figlio.
Rosa Maria Foti mamma di Gabriele affetto da una malattia degenerativa, mette in rilievo la grande difficoltà in cui si trovano le famiglie a causa dell’isolamento dagli altri. Sopratutto manca il sostegno degli operatori, badanti e colf che alleggeriscono le fatiche del loro quotidiano. Una volta sospesi i servizi non ci sono più aiuti domiciliari.
Le persone con disabilità intellettiva, in genere vengono disorientate dal cambiamento della routine, loro necessitano di giornate che si susseguono in maniera uguale per non andare in tilt. Questo li rende più irritabili e cresce la paura di una eventuale crisi da gestire in ospedale, in un momento in cui c’è il rischio di sovraffollamento e di contagio da corona virus.
C’ è chi la disabilita la vive in prima persona sfidandola con forza e con il sorriso in volto è Alberto Bilardo, affetto sin dalla nascita da una tetraparesi spastica. Nonostante le difficoltà motorie e di linguaggio, Alberto non ha mai smesso di sorridere anzi ha fatto della sua disabilita’ un opportunità. Ama la vita e coltiva le sue passioni come l’equitazione, la barca a vela, lo scherma e la fotografia. Oggi, come tutti noi trascorre le sue giornate in casa, incredulo per quello che stiamo vivendo e dispiaciuto per i morti che il virus sta provocando. Ma non perde la speranza e vuole lanciare un messaggio per tutti noi : “Coltivare la speranza che usciremo da questo brutto  periodo più carichi positivamente, certo non manca l’angoscia di non potere andare a fare una passeggiata, ma grazie ai contatti Facebook possiamo sentirci più vicini. Questa quarantena c’insegnerà a rispettare di più gli altri ad apprezzare le piccole cose che per adesso abbiamo sospeso, ma sopratutto a vivere in pienezza senza più tutte quelle inutili preoccupazioni”.
Sia che si nasca disabili, sia che lo si diventi nel corso della vita è sempre un momento difficile. Il carico maggiore riguarda la famiglia, il cui handicap irrompe sconvolgendo equilibri, desideri e progetti. Per questo occorre avviare processi di relazione in cui il prendersi cura dell’altro è il file rouge dell’essere persona.

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