60° anniversario di ordinazione presbiterale del beato Pino Puglisi

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Il 2 luglio del 1960, il beato don Giuseppe Puglisi veniva ordinato presbitero a Palermo, nel Santuario della Madonna dei Rimedi, dal cardinale Ernesto Ruffini.

La vita di Puglisi è stata totalmente spesa al servizio di Cristo e del Vangelo. Un servizio, questo, che non può essere improvvisato, e che può essere riconosciuto in un processo di crescita d’amore, speso fino in fondo per le persone che ha incontrato, come ci ricorda, con assoluta evidenza, un rarissimo scritto di Pino Puglisi, del 1974: «Avrò avuto 21-22 anni, quando Cristo diventò per me una persona, un amico […]. Mi sono sentito di dialogare con lui. Me lo sono sentito proprio vicino, accanto come uno qualsiasi, un altro dei compagni, ma di quelli più amici… Ogni momento della mia giornata io lo riferivo a lui, me lo sentivo sempre vicino. E questo rapporto “personale” è continuato. Poi è subentrato un altro fattore: quello che hai fatto ai più piccoli dei miei fratelli lo hai fatto a me. Ecco che Gesù Cristo m’è stato presente anche negli altri. Divenuto sacerdote ho capito e sentito l’esigenza dell’approfondimento».

Il 15 settembre 2018, Papa Francesco, in visita pastorale a Palermo per il venticinquesimo anniversario del martirio di don Giuseppe Puglisi, lo ha così ricordato: «Venticinque anni fa come oggi – aveva detto Papa Francesco durante la Messa al Foro Italico –, quando morì nel giorno del suo compleanno, coronò la sua vittoria col sorriso, con quel sorriso che non fece dormire di notte il suo uccisore, il quale disse: “c’era una specie di luce in quel sorriso”. Padre Pino era inerme, ma il suo sorriso trasmetteva la forza di Dio: non un bagliore accecante, ma una luce gentile che scava dentro e rischiara il cuore. È la luce dell’amore, del dono, del servizio».
La luce di quel sorriso, da venticinque anni a questa parte, continua ad illuminare i volti di tantissime persone che, all’indomani della barbara uccisione di don Puglisi, hanno iniziato a lavorare per continuare l’opera di evangelizzazione del Martire siciliano, definito dall’allora Arcivescovo di Palermo, il cardinale Salvatore Pappalardo, «Sacerdote del Signore, missionario del Vangelo, formatore delle coscienze e promotore della giustizia sociale».

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