Sicilia: l’Isola di tutti e di nessuno

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Nell’era dei social, dell’informazione continua e di enciclopedie on-line (libere e collaborative), fa specie leggere lo sfogo controcorrente di chi non si rassegna ad una classificazione preconfezionata, figlia di un paventato fasto culturale ottocentesco.

Romanticismo avventuroso che vede la storia dell’Isola – cuore pulsante del Mar Mediterraneo – interessata da ondate incessanti di dominatori pronti a piantare le loro bandiere sulla sua martoriata superficie. Un ratto delle Sabine ante litteram che si traduce in una mancanza di identità del popolo siciliano o, addirittura, in una sorta di frullato culturale e identitario senza precedenti.

La riflessione sul peregrino vagare culturale degli abitanti dell’Isola è stata evidenziata in occasione della puntata di Linea Verde Radici andata in onda in prima serata su Rai Uno ieri sera all’interno di un post su facebook (che riportiamo integralmente) da Lorenzo Mercurio, antropologo e documentarista che ha fondato EsperienzaSicilia.it per raccontare la Sicilia con documentari esperienziali e attraverso le sue eccellenze territoriali.

La storia raccontata, nel suo complesso, è stata molto affascinante – ha scritto Lorenzo Mercurio – e ha posto sotto i riflettori luoghi (come la Gurfa di Alia) che finora sono stati occultati da quelli molto più spesso oggetto di attenzione mediatica, per un motivo o per un altro. Ma non me la sento di tacere sulla costante presa in causa delle fantomatiche “dominazioni” di cui sarebbe stata oggetto la Sicilia nei secoli, già accuratamente sottolineata durante le prime battute del documentario. Già, perché la chiave di lettura dell’intero, complesso lavoro condotto da Federico Quaranta cambia radicalmente, se hai già all’inizio ben presente che la Sicilia è sempre stata terra aperta a qualsiasi “prurito” conquistatore del Mediterraneo.

Ma così non si capisce bene, effettivamente, quali radici sia venuto a cercare Federico Quaranta.

Quelle greche? E allora perché non andava in Grecia?

Quelle puniche? E allora perché non andava in Tunisia?

Lorenzo Mercurio

Quelle romane? E allora perché non andava a Roma?

Quelle arabe? Quelle normanne? Quelle aragonesi..?

La Sicilia finisce così per avere un’identità mediatica che corrisponde, paradossalmente, a non avere alcuna identità, se non quella di un luogo di tutti e, quindi, di nessuno, terreno ideale per mafie e anarchia sociale.

Io penso che questo tipo di messaggio, in una comparazione con altre e analoghe situazioni storiche e politiche europee, sia tendenzioso. Che sia, cioè, fatto passare in continuazione perché è così che deve pensare la gente: che la Sicilia non sia mai stata soggetto storico ma solo oggetto. E me ne domando il perché.

Ecco: io mi ribello a questo tipo di pensiero. Parlerò di “periodi”, nei miei piccoli ma impegnati elaborati, parola che è ben diversa da “dominazioni”. Il periodo normanno, ad esempio, implica la chiamata in causa del governo retto dalla dinastia D’Altavilla, che regnò nel Regno di Sicilia e SOLO nel Regno di Sicilia, come i Windsor regnano oggi nel Regno Unito pur avendo sangue germanico (ma nessuno si azzarderebbe a dire che il Regno Unito sia un “dominio” tedesco, no?).

Vi furono invasioni di normanni nelle terre siciliane? No: i siciliani rimasero gli stessi del giorno prima, quando governava ancora l’emiro musulmano. Idem per altri periodi che hanno scandito la storia siciliana (fatte salve le migrazioni lombarde, appositamente studiate per ripopolare aree disabitate in periodo federiciano, o quelle albanesi, per sfuggire alle invasioni turche: si parla di migrazioni e di accoglienza, il ché è radicalmente diverso).

Ed è ovvio, invece, parlare di influenze etniche, filosofiche, religiose, perché la Sicilia è terra centrale e “medi-thalassica” (lasciatemi passare questa orrenda espressione…), da cui e verso cui il mare ha fatto da autostrada nei millenni. E le “dominazioni”? Dove sono?

Ecco, allora, perché penso si debba un po’ riformulare la parola “siciliano” dal punto di vista mediatico, perché ritengo che molta di quella poca autostima che i siciliani hanno verso se stessi come abitanti della Sicilia derivi in buona parte da una meticolosa, costante, matematica e pluridecennale informazione volta a sminuirne l’identità, identità che è sempre, a tutti i livelli, una costruzione, e non esiste di per sé”.

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