I sapori della Sicilia nell’arte: la stessa Isola illustrata dai quadri e dalle chine di Rodo Santoro

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Rodo Santoro

Arduo sintetizzare l’attività poliedrica di Rodo Santoro. Molti sanno che è lo scenografo della rinascita delle Feste in onore di Santa Rosalia – patrona del capoluogo siciliano – con il suo celebre Carro Trionfale ideato nel 1974. Altri lo conoscono per aver condotto i grandi restauri di castelli siciliani ed anche per esserne uno dei conoscitori più acuti. Altri ancora leggono con piacere i suoi saggi storici e quelli sulla cucina siciliana (tradotti anche in lingua straniera) che hanno avuto sempre un buon successo editoriale.

Rodo Santoro

Pochi, ma qualificati sono quelli che conoscono la sua attività artistica. L’atelier artistico di Rodo Santoro ricorda quelli che dovevano essere gli studi degli scenografi dell’età barocca. Le pareti sono ricoperte di tele dipinte e a queste ancora si addossano quadri l’uno sull’altro, alternandosi a scaffali ricolmi di libri e progetti, rotoli di carta

Rodo Santoro: Cucina siciliana “l’Arancina”

lucida con i disegni dei suoi grandi restauri castellani. «I soggetti che preferisco – afferma Rodo Santoro – sono quelli che fanno riferimento alla figura umana con lo sfondo del paesaggio siciliano nei suoi multiformi aspetti, ma trasfigurato in una versione atemporale. Spesso, in primo piano, languide figure femminili si adagiano mollemente guardando l’osservatore al di là del quadro. Dietro di loro vulcani che eruttano le loro lave fiammeggianti oppure opimi paesaggi agricoli sormontati da paesi dai quali svettano antichi castelli medievali o sontuose chiese barocche». In altre tele, vediamo veri e propri trionfi dei prodotti della natura mediterranea; angurie, pesche, uve, pomodori, peperoni che si ammassano gli uni sugli altri, alternandosi con ortaggi e formaggi. Oltre alla pittura ad olio, un’altra tecnica è particolarmente cara a Rodo, quella degli inchiostri di china mescolati con il collage, tecnica che ha usato spesso per illustrare diversi libri di gastronomia. Qui, la rappresentazione delle specialità culinarie della Sicilia assume i toni e i colori di una favola che vuole riferirsi ad un mondo di tradizioni ormai lontane nel tempo.

«La principale suggestione – afferma Santoro – è stata quella delle grandi composizioni pittoriche del Sei-Settecento italiano e spagnolo, dove ortaggi, frutta, selvaggina, venivano rappresentati in modo trionfale con lo sfondo di suggestivi paesaggi, come marine, boschi, scene agresti e così via, tali da provocare, oltre al godimento visivo, anche l’attrazione verso la rappresentazione realistica della natura. La scelta di ritrarre i piatti siciliani e i “frutti” dell’Isola è stata inoltre motivata dai numerosi incarichi che ho ricevuto da molti autori di libri di cucina per elaborare tavole grafiche che dovevano riprodurre i sapori caratteristici di questa terra, dai primi piatti ai dolci, dalla frutta e ortaggi al cibo da strada». Con le sue pennellate, Rodo Santoro riproduce in chiave favolistica i gioielli gastronomici dell’Isola; sapori e colori perduti come cedri, pompelmi, limoni (quelli della Conca d’Oro) o riscoperti come il sorbetto, il caffè, l’arancina e molti altri. E la vena ispiratrice dell’artista si è recentemente rivitalizzata grazie al fatto che da qualche tempo vive all’interno del Borgo Vecchio – uno dei più antichi quartiere-mercato di Palermo – che alimenta la sua arte fatta di scene fantasiose e colorate capaci di raccontarci i “tesori alimentari” siciliani di ogni tempo.

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