Presentazione di Gesù al Tempio secondo la legge

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Secondo le prescrizioni della legge ebraica, la donna dopo il parto veniva considerata impura e doveva rimanere segregata per quaranta giorni (se aveva dato alla luce un figlio maschio, ottanta giorni per la femmina). Terminato questo periodo di isolamento la donna doveva presentarsi al Tempio per purificarsi ed elargire l’offerta di due tortore o di due colombi (se la famiglia viveva in povertà questa offerta poteva bastare). I bambini primogeniti – per le leggi ebraiche – appartenevano a Jahvé e pertanto i genitori dovevano riscattarlo offrendo al Tempio cinque sicli (una cifra onerosa per quel tempo). Per adempiere a questo rito non vi era l’obbligo di portare con sé il bambino per presentarlo a Dio, ma molte mamme sceglievano di portarlo per invocare su di lui la benedizione.

Anche Maria, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, si recò al Tempio per adempiere alle prescrizioni della Legge. È in questa circostanza che avviene l’incontro con Simeone, uomo giusto e timorato di Dio – afferma il Vangelo di Luca – che attendeva la salvezza per Israele… e gli era stato rivelato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia (cf. Lc 2, 25-26).

«Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; / perché i miei occhi han visto la tua salvezza, / preparata da te davanti a tutti i popoli, / luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele»” (Lc 2, 27-32).

In quella medesima circostanza, Maria riceve da Simeone anche una funesta premonizione: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

«luce per illuminare le genti» è il passo del Vangelo di Luca, prima riproposto, che va a motivare il tradizionale rito della benedizione delle candele nel giorno del 2 febbraio chiamato, appunto, della “Candelora”.

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