38° anniversario dell’omicidio Dalla Chiesa

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Foto di Adele Di Trapani

La tristezza più grande e il rammarico più struggente nasce nel momento in cui ci si rende conto di essere stati lasciati soli, abbandonati al proprio destino a motivo della propria onestà e nel rispetto di quelle persone che scoprono in te la possibilità di un mondo migliore carico di speranza. Ma come diceva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: «Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli».

Oggi, nella Cattedrale di Palermo, il 38° anniversario dell’uccisione del Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente della Polizia di Stato Domenico Russo.

Dalla Chiesa – ha detto l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, durante l’omelia – «è rimasto fedele ad una chiamata […]. Ha messo a disposizione la sua vita, la sua professione, la sua intelligenza, la sua esperienza, non temendo di gettare le reti in pieno giorno per combattere le organizzazioni mafiose e terroristiche, per liberare il nostro Paese dall’illegalità a dalla violenza. E con lui, come i compagni e soci di Simone venuti in suo aiuto (Lc 5,7), la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo».

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