Israele: scoperti manoscritti biblici risalenti a duemila anni fa

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La Terra Santa non smette mai di stupire, sono stati portati alla luce nuovi frammenti di rotoli biblici risalenti a due mila anni fa nel corso di nuove e vaste ricerche nel deserto della Giudea. Ancora una volta i magnifici tesori sono stati ritrovati all’interno di una grotta che si trova tra Masada e il mar Morto, scritti principalmente in greco, secondo l’autorità israeliana, contengono porzioni di libro di 12 profeti minori, Zaccaria e Naum.

Una campagna di scavi senza precedenti

Si tratta di una straordinaria scoperta avvenuta grazie all’idea dell’autorità israeliana delle antichità di avviare una immensa campagna di scavi all’interno delle otre 400 grotte presenti nella zona in un’area di circa 80 km. Un’azione volta a recuperare tutti quei reperti rimasti all’interno e che purtroppo alcuni di essi sono stati trafugati da ladri e tombaroli. La scoperta è avvenuta all’interno della cosiddetta “Grotta dell’Orrore”, chiamata così dopo che negli anni 60 sono stati ritrovati una serie di scheletri di uomini di Shimon Bar Kochbà, il condottiero che nel 132 d.C all’Imperatore Adriano.

 

Sono state infatti ritrovate delle lettere scritte da Shimon e poi ancora un pettine (con ancora un pidocchio), una suola intatta di un sandalo appartenente ad un bambino, figlio probabilmente di ebrei rivoltosi, un canestro risalente circa a 10 mila anni fa perfettamente conservato e il corpo mummificato di una bambina vissuta 6000 anni fa. Infine, gli altri reperti sono legati all’Antico Testamento perchè sono frammenti dei libri profetici di Zaccaria e e Naum, appartenenti ai 12 profeti cosiddetti “minori”, detti così solo per la brevità dei loro libri rispetto a Isaia, Geremia ecc. Dopo attente analisi di laboratorio è stato possibile notare che in merito al ritrovamento dei frammenti dei lobri profetici, questi sono stati scritti in greco e rispetto ad altri frammenti ritrovati precedentemente, differivano a volte da altri brani dei due profeti apparsi altrove. Fra le parole in greco ne spiccava una in ebraico: “il nome di Dio”.

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