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Scacco matto a chi rema contro la fede cristiana. Papa Francesco rilancia il valore del Presepe!

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Foto tratta da teleradiopadrepio.it

Con la pubblicazione della Lettera Apostolica, “Admirabile signum”, Papa Francesco rilancia il significato e il valore del Presepe, «mirabile segno così caro al popolo cristiano che suscita sempre stupore e meraviglia».

«Con questa Lettera – ha precisato subito il Pontefice – vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata».

Nella Lettera, firmata e data all’inizio di questo nuovo Anno liturgico, Papa Francesco rispolvera i documenti storici, e in modo particolare le Fonti Francescane che ci hanno raccontato e tramandato l’allestimento del primo presepe a Greccio. «San Francesco – scrive il Papa –, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità».

Il presepe suscita tanto stupore e commuove, perché – precisa il Papa – manifesta la tenerezza di Dio. «Comporre il presepe nelle nostre case – prosegue il Pontefice – ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali».

Questa Lettera apostolica raggiunge il popolo dei numerosi fedeli sparsi per il mondo in un momento storico dove i valori del cristianesimo, e in modo specifico le tradizioni cristiane popolari, hanno vissuto e vivono un momento di crisi religiosa. Da un lato l’esuberante ideologia del dover necessariamente annullare la propria identità cristiana per rispettare le altre culture religiose, aspetto questo che vede in prima linea non tanto gli esponenti di altre culture religiose ma, paradossalmente, alcuni rappresentanti della cultura e della politica europea.

Dal “Crocifisso” alla sostituzione della parola “Gesù Bambino” nelle rappresentazioni natalizie proposte a scuola, un assurdo “fermo cautelativo”, motivato da flebili considerazioni, che sorprende soprattutto i più piccoli.

Nel testo della Lettera apostolica, Papa Francesco, talvolta rivolgendosi proprio ai bambini, si ferma a descrivere i personaggi che animano il Presepe; dalle montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori ai personaggi principali della Sacra Famiglia, per poi concludere con una osservazione che verrà certamente mal digerita da chi vuol far scomparire tutti i simboli della fede cristiana: «Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi deponiamo la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque».

Il presepe – conclude Papa Francesco – «fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli».

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