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Cesare Terranova, 40 anni fa l’uccisione del giudice che intuì i rapporti tra mafia e stato

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Petralese di nascita ma palermitano d’adozione, 40 anni fa dopo essere uscito dalla sua abitazione palermitana vicina la storica Via Libertà, il giudice Cesare Terranova venne ucciso da un commando armato. Insieme a lui morì anche Lenin Mancuso che fu poliziotto e suo storico collaboratore durante tutta una serie di indagini. Terranova oltre che magistrato, per due mandati dal 72 al 79 fu anche deputato del PCI.

Un nuovo modo di indagare

Terranova però fu “condannato” dalla mafia di allora perché aveva scoperto, grazie all’uso di strumenti

La foto storica dell’omicidio del giudice Terranova

investigativi adeguati, l’evoluzione e la diffusione del fenomeno malavitoso all’interno della società ed anche tra i palazzi governativi. Per tal motivo, ha ricordato oggi l’ex procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci: “Ha operato con grande determinazione, in un clima di sostanziale scetticismo e isolamento, ed è stato certamente il primo magistrato ad affrontare le indagini di mafia con una visione unitaria, approfondita e moderna del fenomeno”.

Le parole del Presidente Mattarella

Così dunque in questo infausto anniversario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al sindaco di Petralia Sottana Leonardo Iuri Neglia dove ricorda la necessità di: “Rievocare la vile uccisione di Cesare Terranova e Lenin Mancuso richiama la necessità di resistere alle intimidazioni della mafia, opponendosi a logiche compromissorie ed all’indifferenza, che minano le fondamenta dello stato di diritto”. E così: “Il 25 settembre del 1979 – scrive il Capo dello Stato – venivano uccisi in uno spietato agguato, per aver fedelmente servito lo Stato, il giudice Cesare Terranova e il maresciallo della Polizia di Stato Lenin Mancuso, addetto alla sua sicurezza. Magistrato rigoroso e preparato, profondo conoscitore della realtà siciliana, Cesare Terranova seppe cogliere la forza e la pervasività della mafia, qualificandola per primo come una ‘associazione delinquenziale’ dalle variegate forme, la più pericolosa ed insidiosa delle quali ‘e’ quella camuffata sotto l’apparenza della rispettabilità”.

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